Le più antiche memorie storiche di Cappelle sono legate alla vicina Montesilvano con la quale
spesso in passato ci sono state rivalità e dispute
molto accese. Augusto Riccio, poeta e scrittore d'origine
cappellese, in un articolo apparso sulla rivista Pensiero
ed Arte presentava la cittadina abruzzese, in cui da giovane
viveva e studiava, come un paese rurale tra il mare Adriatico
e la catena dell'Appennino, allo sbocco della valle del Tavo,
alle falde del Gran Sasso d'Italia.
Nei tempi remoti questo territorio fece parte dell'antichissimo
Angulum (attuale Città S. Angelo), una delle quattro
città in cui l'Imperatore Augusto distribuì
il popolo dei Vestini.
Curiosa e controversa è l'origine del nome Cappelle.
Se si guarda alla sua etimologia, sembra derivare dall'ebraico
Cap-helle, che significa braccio separato, cioè paese
sparso. Per altri tale nome sembra derivare dalle antiche
cappelle o chiesuole sparse nel territorio (Villa Carmine,
Villa Cappelle, Villa S. Maria, Bivio Casone-Moscufo), intorno
alla strada che i Romani costruirono per congiungere Penne,
capitale dei Vestini alla valle dell'Aterno.
Un altro figlio di Cappelle, Don Orazio Di Michele,
scomparso nel 1937, raccontava spesso cose interessanti e
spiegava l'origine del nome " le Cappelle", derivandolo
dall'antichità, quando da un convento di frati sulle
montagne, partivano i religiosi che incitavano gli abitanti
di queste campagne a costruire piccole chiesette o cappelle,
cosicché i viandanti e i pellegrini si vedevano tracciata
la strada dal susseguirsi di queste costruzioni e di notte
dai lumi ad olio accesi dinanzi alle immagini sacre. Alla
morte del parroco però la storia che egli spesso narrava
non fu ritrovata. Anche Don Basilio De Amicis, colto figlio
di questa terra, emerito latinista, ne scrisse la storia,
ma il suo manoscritto scomparve alla sua morte.
In una storia d'Abruzzo viene menzionato il Posto di
Guardia de "le Cappelle" del 1500 che per l'affluire
di carrozze, diligenze, viandanti e pellegrini, venne ampliato
con stanze e locande e scuderie per i cavalli. Per le vicende
storiche e per le lotte tra i signorotti, esso passò
come feudo dei duchi di Città S. Angelo, ma la vita
divenne dura a causa dei fuggitivi, malandrini, carovane di
zingari che vi facevano lunghe soste, infestando e impoverendo
le campagne, tanto che il duca mise all'asta il ducato e si
ritirò a Napoli.
Di qui anche la ricca tradizione gastronomica di Cappelle
ricordata nella cantilena dell'Arciprete Basilicati con i
versi: " pe cumprà cipolle belle, va a la zenghere
de le Cappelle". Da un manoscritto ritrovato nell'archivio
del Comune di Spoltore si rileva che verso il '600, una colonia
di Schiavoni, abitanti della Schiavonia, fu chiamata a coltivare
queste contrade, essendo la popolazione locale diminuita di
molto, a causa delle continue invasioni di barbari. Più
tardi il Ducato venne acquistato da un signore intelligente
e operoso che ridiede forza ai contadini di queste terre,
facendo rifiorire numerose masserie nella valle e sui poggi
e così le fosse granaie vicino alla vecchia chiesa
furono piene di grano.
Il Posto di Guardia divenne un'accogliente casa di
campagna con un immenso parco che a giudicare da una distinta
del 1812 sul boschetto di Cappelle, era pieno di piante pregiate.
Dopo il 1830 Cappelle ebbe un nuovo signore, il barone Rodolfo
De Landerset, capitano svizzero alla corte di Napoli che aveva
sposato una figlia dei duchi di Città S. Angelo. Egli
fece eseguire intensi lavori ai suoi villici per rinforzare
i declivi dei poggi, soggetti a frane e fece arginare il fiume
Tavo, valorizzando il fondo valle con una saggia distribuzione
delle acque.
L'attuale denominazione di Cappelle risale al 1905
(vedi la delibera della costituzione), completata con la specificazione
sul Tavo nel 1914 quando era sindaco il barone Carlo De Landerset,
ma nell'antico si è sempre denominato Villa Cappelle
ed il suo stemma era raffigurato da un grande cappello a larghe
falde con nastro e fiocco soprastante due gotiche cappelle
con la scritta "universitas cappellarum". I primi
abitanti dovevano essersi dedicati anche alla fabbrica delle
pignatte, poiché un secolo fa, furono ritrovati oggetti
primitivi di terracotta assai tipici delle antiche genti ed
una fonte sulfurea abbandonata. Tuttora esiste una zona denominata
Pignatara: era probabilmente questa, un'antica industria connaturata
al locale terreno in prevalenza argilloso.
Oltre ai vassalli che coltivavano le terre del barone,
vi erano pure contadini indipendenti che coltivavano le proprie
terre e ricchi possidenti detti " magnifici " che
avevano un cimitero riservato.
Infatti durante alcuni lavori di restauro della Chiesa parrocchiale,
fra quattro ossari comuni fu trovato un ossario dove erano
conservati, in una lunga stanza rettangolare circa duecento
scheletri di corpi umani ben mummificati. Questo modo di seppellire
i morti, risale al terzo o quarto secolo, quindi dimostra
che questa popolazione era vissuta prima che Chiesa ed ossario
fossero costruiti: l'origine di Cappelle va ad attestarsi,
probabilmente, prima o intorno all'anno 1000.
Nulla si sa di preciso sull'epoca in cui Cappelle si
unì a Montesilvano che si fa risalire intorno al 1804.
Richiamandosi anche a questi precedenti storici, Cappelle,
intraprese una lunga lotta presso le autorità provinciali
e centrali per staccarsi e riottenere la sua antica autonomia.
Anche e soprattutto Montesilvano non era d'accordo con questa
amministrazione unificata perché Sindaco, Cancelliere
e Cassiere risiedevano a Cappelle. Così i cittadini
di Montesilvano nel 1814 rivolsero una petizione al Ministero
dell'Interno per riavere la passata autonomia.
Ma tale istanza
di separazione non fu accolta, anche perché le autorità
richieste di relazionare a riguardo, affermarono ancora che:
" Avendo preso le convenevoli indagini su questa domanda,
il Comune di Montesilvano non contiene un numero di soggetti
idonei a portare il peso delle pubbliche cariche e ha bisogno
dei cittadini delle "Cappelle" per dividerne il
peso." La separazione arrivò comunque nel 1904
e l'anno successivo nasce ufficialmente il Comune di Cappelle,
ma rimase sospeso e reclamato, il provvedimento di legge relativo
all'allargamento del territorio, data l'esigua grandezza di
quello assegnatogli provvisoriamente dal Genio civile di Teramo,
pari a circa 500 ettari, sicuramente meno di quello che aveva
in passato.
Il Palazzo Comunale con loggiato e torre dell'orologio
è del 1947, ristrutturato alla fine degli anni settanta.
La Chiesa Parrocchiale (1886) è intitolata alla B.V.
Maria Lauretana. Il Santo Patrono di Cappelle sul Tavo è
San Pasquale Baylon la cui ricorrenza cade il 17 maggio, mentre
un'altra solennità religiosa è quella del Corpus
Domini nella prima metà del mese di giugno.
Cappelle diede anche i natali al patriota Baldassarre Di Tullio
che prese parte ai moti rivoluzionari del 1848.
Infine fra i ricordi più curiosi di storia antica è
da ricordare che a Cappelle nacque e morì Oreste de
Amicis (1824-1889), il cappuccino asceta che si dichiarò
e fu creduto "il messia d'Abruzzo"; quel "Novello
messia" di cui G. D'Annunzio parla lungamente nel "Trionfo
della Morte".
Più recente è da ricordare l'entusiasmante
corsa automobilistica del Circuito di Pescara detta "Coppa
Acerbo" che attraversava l'intero paese in una cornice
di stupenda bellezza fatta di discese e di curve ampie e strette
che attiravano l'interesse di tutta la collettività,
vista la notorietà che questa pista aveva saldamente
e onorevolmente assunto in campo nazionale e internazionale.
Attualmente la manifestazione più importante
è il tradizionale Palio delle Pupe di Cappelle
sul Tavo che si svolge ogni anno in occasione della Festa
dell'estate. Tutti i rioni e le contrade del paese preparano
la loro "pupa" che altro non è che un fantoccio
di carta pesta raffigurante una bella donna, adornato di giochi
e spari pirotecnici, all'interno del quale è nascosto
un eccellente ballerino che a suon di musica guida uno spettacolo
davvero esilarante.
La tradizione vuole che da queste parti i contadini,
per ringraziare il buon Dio per le messi raccolte e nello
stesso tempo per propiziare un nuovo abbondante raccolto per
l'anno successivo, ardessero dei grandi fuochi che scoppiettavano
e facevano scintille, mentre tutt'intorno le genti si davano
a canti e balli.
Da qui scaturisce la tradizione del Palio, ma la storia continua....